Oggi è Domenica e dormo fino alle otto, una piccola tregua per il corpo e la mente. So bene quanto sia importante prendersi cura della salute mentale, proprio come promettiamo nel nostro programma: il benessere non dovrebbe essere un sacrificio alla frenesia del quotidiano. Ma la quiete dura poco: il telefono squilla, è Alessia, la nostra responsabile di campagna, già in movimento. “Sveglia dormiglione, ci vediamo tra venti minuti al mercato!”. Mi preparo di fretta e arrivo al punto d’incontro, il Treno della Barca
Il Treno della Barca, co-finanziato dal Comune di Bologna e Fondo Sociale Europeo, è un palazzo lungo oltre 500 metri che rappresenta l’architettura operaia-industriale cittadina, espressione della Bologna che si sta perdendo a causa di una turistificazione selvaggia. Ci affacciamo sul mercato antistante i portici. Ci sono altri volontari di Lega e PD. Una scena imprevista ci strappa un sorriso: una signora, che scopriremo chiamarsi Antonietta, si infervora contro i volontari della Lega, rifiutando energicamente un volantino. “Siete dei fascisti! Non ti voglio vedere , non ti voglio sentire, smettila di seguirmi che chiamo la polizia”. È la voce di Antonietta (abbiamo scoperto il suo nome poco dopo), che inveisce contro i volontari della Lega che hanno provato a porgerle un volantino. Mentre si allontana, nota la nostra presenza tra la folla e si avvicina. “Da che parte state voi?”. “Dalla parte dei buoni”, le rispondo con un pò di ironia. Antonietta è rimasta a parlare con noi per più di 20 minuti, ci racconta di come suo padre, un partigiano, fu torturato e ucciso dai fascisti nel settembre del ‘44, poco dopo la caduta della linea Gotica. Le esponiamo il programma, sembra convinta e dice di volerci votare, ma, inaspettatamente, si spinge ben oltre. Mi leva una cinquantina di volantini che ho in mano e dice: “Questi te li distribuisco io”. Antonietta avrà fermato più di una sessantina di persone, prima di andare a casa dopo essersi stancata, vista l’età, dandoci un grande esempio di spirito d’impresa e di sapersi affidare al progresso quando lo si riconosce. Grazie per l’aiuto e per la fiducia Antonietta, non la dimenticheremo.
Torniamo in centro e corro in stazione centrale perché sono in ritardo per il sit-in organizzato dal Disability Pride, radunatasi per chiedere maggiore accessibilità sui taxi per persone disabili, oltre ad essere una delle migliori sfere pubbliche a Bologna per confrontarsi con questa comunità e provare a capire le loro necessità. Qui la gente non chiede, reclama: chiede un mondo accessibile, inclusivo. Parlando con i presenti, colgo una determinazione che mi scuote. Di disabilità se ne parla sempre tirando fuori concetti generali, dando la colpa ad altri enti amministrativi e, stranamente, se ne parla solo in tempo di elezioni. Io dico basta. L’accessibilità va gestita su scala regionale ma pensata più localmente possibile, anche a livello dei singoli quartieri. Solo con questo tipo di gestione e organizzazione si può effettivamente garantire autonomia, benessere ed emancipazione sociale alle persone con disabilità.
Rimetto lo zaino in spalla e imbocco via dell’Indipendenza per raggiungere un team di volontari a caccia di voti più ampio del solito. Tra loro c’è, udite udite, la co-Presidente di Volt Europa Francesca Romana D’Antuono, a.k.a FRD, venuta direttamente da Berlino per supportarci. È bello sentire il supporto della leadership Europea del movimento, sanno che questa elezione è un risultato che conta, e che avrà conseguenze per il successo e la credibilità di Volt in tutta Italia e in Europa. È stato bello svolantinare con Francesca, avendo cominciato praticamente in contemporanea l’attivismo con Volt nel 2018, è stato un bel ritorno alle origini.
Al calar del sole, vado alla casa di quartiere ‘Centro Stella’, in zona Santo Stefano, per un evento con i soci di Metro-polis, un’associazione culturale che si occupa di promozione sociale. Con grande onore, sono stato eletto nel loro consiglio direttivo, incarico che intendo onorare impegnandomi nell’organizzazione di eventi che promuovono cultura politica e comunità.
Stanco morto torno verso casa, dove trovo Silvia e ci stringiamo in un abbraccio. Finalmente troviamo un pò di tempo per stare insieme. Tra un messaggio, un’email e una telefonata, troviamo anche il tempo di guardarci un episodio di una serie per spegnerci un attimo. Che settimana!

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