L’ultima settimana di campagna inizia con una frenesia contagiosa. Oggi non devo andare lontano: il mercato di Corticella, dove Silvia ed io viviamo da un annetto, è proprio sotto casa. Mentre distribuisco i volantini, saluto molti visi noti. Qualcuno mi riconosce e si sorprende di trovarmi candidato. È una mattinata che scorre liscia, come un dialogo tra vicini: una campagna che si fa familiare.
Risalgo a casa verso le tredici e mi accorgo che è il primo giorno da settimane in cui sono a casa per pranzo, e che ho l’occasione di cucinare. Preparo il sugo per una puttanesca. È venuta un pò scotta ma è buona. Penso che sarebbe bello se la politica potesse avere un ricettario simile alla cucina italiana: pochi semplici ingredienti di qualità, capaci di soddisfare bisogni reali.
Alle 16:45 mi dirigo verso lo studio della mia psicologa. Sono contento che ogni settimana sia riuscito in tutti i modi a ritagliarmi questo momento di riflessione e raccoglimento, nonostante i ritmi incessanti. Uscendo, sentendomi ancora più consapevole della centralità della saluta mentale nel progresso umano, mi rammarico per chi non ha il privilegio di andarci. Mentre esco dal parcheggio per andare in centro, mi torna in mente la frase: “un diritto se non è di tutti è un privilegio”. Io mi sto battendo per renderlo un diritto.
Questa sera sono ospite di un amico che ha gentilmente deciso di organizzare una cena con amici e parenti per farmi conoscere. La mia audience è un gruppo di ragazzi che pone domande critiche, creando un confronto intenso. A un certo punto, prende la parola Chiara, una giovane architetta, con un intervento che mostra una profonda consapevolezza dei problemi del territorio. “Apprezzo il vostro impegno per promuovere la mobilità sostenibile e l’iniziativa del ‘biglietto unico regionale’ è senza dubbio un passo avanti,” esordisce, guardandomi con serietà. “Ma ho una domanda: avete pensato a come evitare che il potenziamento della rete ferroviaria e l’aumento delle infrastrutture per la mobilità pubblica finiscano per alimentare il consumo di suolo nelle zone già densamente urbanizzate?” La sua riflessione mi offre uno spunto importante, e rispondo sottolineando che il nostro programma include una forte spinta alla rigenerazione delle aree urbane dismesse, in linea con l’obiettivo di ‘consumo di suolo zero’.
Colgo anche l’occasione per spiegare il nostro piano di rigenerazione urbana, che mira ad incentivare i comuni a creare piste ciclabili e percorsi pedonali nelle zone rurali, e a supportare la mobilità dolce nelle aree periferiche. “Le aree interne e i piccoli centri urbani sono al centro del nostro modello di sviluppo più equilibrato e sostenibile: non serve un’espansione smisurata e un ulteriore consumo di suolo, se si aumenta la connettività tra i singoli comuni.” Chiudo guardando Chiara negli occhi. “Non posso promettere che sarà facile né immediato, ma posso assicurarti che abbiamo previsto strumenti specifici per impedire che il miglioramento della mobilità si trasformi in un pretesto per nuove edificazioni. Il nostro obiettivo è un’Emilia-Romagna sostenibile e attenta al territorio, dove ogni intervento sul suolo risponda a criteri di necessità e rispetto per l’ambiente.” Grazie per questa super domanda Chiara.

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