Questa mattina il nostro team ha visitato il mercato settimanale di San Giorgio di Piano, un comune situato nella pianura emiliana, a circa 18 km da Bologna. Con una popolazione di circa 9189 abitanti, suddivisi tra il capoluogo e le frazioni di Stiatico, Cinquanta e Gherghenzano, San Giorgio di Piano vanta una storia che risale all’epoca romana. Questo luogo, dal fascino storico, ha visto negli anni un’evoluzione che ha contribuito alla sua ricchezza culturale ed economica. Le origini di San Giorgio di Piano risalgono al Medioevo, quando fu un centro agricolo strategico grazie alla sua posizione lungo le vie di comunicazione. Tuttavia, negli ultimi decenni, la sua identità di comunità fiorente ha subito un cambiamento radicale.
Oggi, la realtà di San Giorgio di Piano è segnata da problemi che affliggono molte località periferiche: lo spopolamento giovanile, la carenza di servizi pubblici adeguati e un’economia locale che fatica a competere con quella dei grandi centri urbani. L’economia si basa principalmente su piccole imprese artigiane e sul commercio locale, ma la pandemia e la crisi economica generale hanno colpito duramente queste attività. Molti abitanti si lamentano della crescente centralizzazione delle opportunità economiche e sociali verso Bologna e altri capoluoghi emiliani , lasciando indietro chi vive nelle aree meno densamente popolate.
La mattinata al mercato ha messo in evidenza una sensazione comune tra le persone: la disillusione verso una politica percepita come distante e incapace di rappresentare le reali esigenze delle comunità. Mentre distribuivamo volantini, ho notato come molti li accettassero più per cortesia che per vero interesse. La diffidenza e la stanchezza erano palpabili, e non importava il colore politico: la gente chiedeva risposte, non slogan.
Tra le voci che più mi hanno colpito c’è stata quella di Giusy, avvolta nel suo cappotto scuro e con un’espressione di rabbia accentuata sul suo viso e non più contenibile. Mi ha raccontato di come nel giro di 5 anni “mi hanno levato tutto, il lavoro, la casa, il reddito di cittadinanza e persino i contributi per fare psicoterapia. Poi quando sarò matta voglio vedere chi si prenderà cura di me ” ha detto, con un sorriso sarcastico e carico di amarezza.
Alla signora Giusy ho risposto con sincerità, illustrandole la nostra proposta di investimenti mirati per creare nuove opportunità di lavoro, garantire il diritto alla casa e, soprattutto, assicurare lo psicologo di base gratuito per tutti. Le ho promesso che, se eletto, mi impegnerò a introdurre queste misure per ridurre le disuguaglianze sociali. “Ma io non vado più a votare, non voglio darvi questa soddisfazione. Mi avete tolto tutto, e ora venite a chiedermi fiducia? Lasciami perdere, va’!” ha detto, proseguendo con un passo più rapido rispetto al suo arrivo. È evidente come Giusy sia stata profondamente ferita da un sistema talmente indifferente agli ultimi da averli del tutto alienati dalla politica.
Le parole di Giusy mi hanno lasciato un senso di malinconia costruttiva, spingendomi a riflettere su quanto lavoro ci sia da fare per riconquistare la fiducia della gente. Ma proprio mentre assimilavo la sua testimonianza, un’altra voce si è unita al nostro discorso: la signora Nilde, una donna anziana con gli occhi segnati dagli anni e forse anche da numerose tornate elettorali deludenti. “Io vado sempre a votare,” ha affermato, con la determinazione di chi non ha mai abbandonato la propria lotta. “Anche se non so se servirà, è l’unica cosa che mi rimane per sentirmi parte di una comunità.”
Nilde ha evidenziato l’importanza del voto come strumento di difesa della democrazia, un monito potente contro la tentazione di cedere alla retorica populista e alle sirene di chi promette soluzioni facili senza fondamento. La sua tenacia è un promemoria del perché sia vitale portare avanti un discorso politico basato sull’onestà e sulla vicinanza alle persone.
Questa mattina al mercato di San Giorgio di Piano mi ha ricordato che la fiducia dei cittadini non si guadagna con promesse vuote, ma con azioni concrete. Le signore Giusy e Nilde rappresentano due facce della stessa medaglia: la disillusione e la speranza. Se voglio davvero rappresentare questa comunità, dovrò lavorare per e con entrambe, per non tradire chi ancora crede e per cercare di riconquistare chi ha smesso di farlo.
Non lasceremo indietro nessuno. Perché il vero cambiamento nasce da chi crede in un domani migliore, anche quando la speranza sembra sbiadita. E oggi, al mercato, ho visto entrambe queste realtà, una accanto all’altra, in attesa di un segnale che dia loro motivo di (ri-)credere ancora.

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